Mobbing

Il mobbing consiste in azioni vessatorie, comportamenti aggressivi e umiliazioni continuate nel tempo nei confronti di un lavoratore, consistenti in critiche immotivate sulla qualità del lavoro svolto, offese personali, accuse di svolgere male il proprio lavoro, contestazioni in merito a presunte inadempienze e una progressiva dequalificazione professionale. Il lavoratore vittima di mobbing viene emarginato, calunniato, criticato. Gli vengono sottratti ingiustificatamente incarichi che gli spetterebbero e gli vengono assegnati compiti sempre più dequalificanti. I rapporti con i colleghi diventano conflittuali e sempre più rari, portando la vittima all’isolamento e all’emarginazione totale. In alcuni casi si può arrivare al sabotaggio e ad azioni illegali. Lo scopo del mobbing è di emarginare il lavoratore e/o costringerlo a licenziarsi o trovare un motivo apparentemente valido per licenziarlo.

Il mobbing è una situazione lavorativa in cui il soggetto è vittima di condotte vessatorie poste in essere intenzionalmente da parte di superiori e colleghi che causano nell’individuo una sofferenza fisica e psichica” (G. Gulotta)
 
COME NASCE IL MOBBING?
In alcuni contesti lavorativi, la competizione anche esasperata, è ritenuta un elemento fisiologico e addirittura positivo del lavoro. La competizione può spingere i lavoratori a squalificare e criticare l’operato di un collega per mettersi in mostra ed esaltare il proprio lavoro. Un po’ alla volta questo atteggiamento negativo può sfociare nel mobbing.
Nella genesi del mobbing, vanno considerati anche altri aspetti non strettamente legati al lavoro, come l’antipatia nei confronti della vittima, la simpatia per un altro collega o alcuni modi caratteristici di entrare in relazione con gli altri.
RICONOSCERE IL MOBBING
Riconoscere il mobbing non è semplice. Perché si possa parlare di mobbing le azioni compiute dovrebbero:
1)rientrare in una strategia con finalità persecutoria; essere, quindi, azioni intenzionali;
2)ripetersi per almeno sei mesi;
3)essere frequenti (almeno una volta alla settimana).
CONSEGUENZE DEL MOBBING
Le conseguenze del mobbing a livello psicofisico riguardano, in prima battuta, dei sintomi psicosomatici quali, ad esempio:
-cefalea;
-disturbi del sonno (insonnia, incubi, risvegli notturni)
-disturbi alimentari;
-problemi digestivi;
-gastrite;
-tremori;
-aggressività;
-difficoltà di memoria e di concentrazione; 
-dermatite.
Successivamente, la salute psicofisica della vittima si aggrava e i disturbi patiti diventano più evidenti e invasivi:
-ansia;
-depressione;
-attacchi di panico;
-isolamento sociale.
Arrivati a questo punto, le conseguenze del mobbing hanno invaso tutta la vita della vittima, intaccando non solo le sue relazioni con i colleghi, ma anche le relazioni personali e familiari (doppio mobbing). La percezione della perdita del ruolo lavorativo può provocare insicurezza e difficoltà relazionali. La vittima può arrivare a perdere anche la capacità di affrontare le incombenze più semplici e soffrire di un forte abbassamento dell’autostima, può sentirsi inutile e fallita fino al punto da mettere in atto condotte autolesionistiche o addirittura il suicidio.
VARI TIPI DI MOBBING
Bossing: viene messo in atto dal diretto superiore.
Mobbing orizzontale: viene messo in atto da colleghi pari grado.
Mobbing verticale: viene messo in atto sia da colleghi di grado superiore  che inferiore.
Doppio Mobbing: si realizza quando la vittima carica la famiglia di tutte le sue problematiche. Dopo un primo momento  di comprensione da parte dei familiari, segue una condizione di distacco che porta ad un ulteriore isolamento della vittima.
Co-mobber: sono i simpatizzanti del mobber, ovvero coloro che affiancano il mobber o partecipano semplicemente acconsentendo alle vessazioni senza intervenire personalmente.
Mobbing trasversale: messo in atto da persone al di fuori dell’ambito lavorativo che, in accordo con il mobber, creano ulteriore emarginazione e discriminazione nei confronti della vittima quando questi cerca appoggio o cerca di farsi apprezzare.
I PROTAGONISTI DEL MOBBING
I protagonisti del fenomeno del mobbing sono tre: il/i persecutore/i (o mobber), la vittima (o mobbizzato) e i simpatizzanti/complici del mobber (o co-mobber). 
Esistono dei tratti di personalità specifici delle persone coinvolte nel mobbing oppure il mobbing può coinvolgere chiunque?
Al momento le ricerche non hanno evidenziato una correlazione tra i tratti di personalità della vittima di mobbing e l’insorgenza del mobbing, anche se alcuni autori hanno rilevato alcune caratteristiche di personalità in comune fra le vittime. Harald Ege parla di dislivello psicologico fra gli antagonisti, riferendosi al fatto che il mobbizzato non ha le stesse capacità di difendersi dell’aggressore.
Discorso diverso per quanto riguarda il mobber, per il quale è stato definito un profilo psicologico più dettagliato.
Tim Field, uno dei massimi studiosi del fenomeno mobbing nonché fondatore della prima linea telefonica per mobbizzati in Gran Bretagna, elenca 4 profili psicologici di mobber:
1)DISTURBO NARCISISTICO DI PERSONALITA’: si tratta di un individuo che si sente infinitamente superiore agli altri, convinto di non sbagliare mai, ha una visione degli altri come oggetti utili o inutili per il raggiungimento dei suoi desideri, ha scarsa empatia, fantasie megalomani di successo, egocentrismo, desiderio di essere ammirato, esagerazione delle proprie qualità e mancanza di senso autocritico.
2)PERSONALITA’ PARANOICA: è una persona estremamente sospettosa, vive nel dubbio costante che gli altri vogliano danneggiarlo o sfruttarlo, è convinto che gli altri siano disonesti e sleali, travisa la realtà, è riluttante a confidarsi, difficilmente perdona chi ritiene lo abbia offeso.
3)DISTURBO DI PERSONALITA’ ANTISOCIALE: si tratta di una persona disonesta, che non accetta le norme sociali, privo di empatia per gli altri e privo di rimorsi per le sue scorrettezze. E’ impulsivo e irresponsabile.
4)DISTURBO BORDERLINE DI PERSONALITA’: è una persona impulsiva, incapace di gestire le proprie emozioni e quindi soggetta a repentini cambiamenti d’umore. Ha difficoltà a gestire la rabbia, adotta comportamenti rischiosi e autolesionisti, talvolta spende grosse cifre di denaro impulsivamente. Le sue relazioni sono instabili, soffre un senso di vuoto e di abbandono.
Comportamenti persecutori e aggressivi possono essere messi in atto anche da persone apparentemente pacifiche. In questi casi, però, si tratta più propriamente di co-mobber, ovvero di simpatizzanti del mobber, che cercano di essere apprezzati sul lavoro mostrandosi servili. Il simpatizzante del mobber può anche essere un individuo vile che evita di schierarsi per paura e che, con il suo silenzio, favorisce le persecuzioni. 
La vittima è spesso un individuo passivo e poco intraprendente e tendente a lamentarsi. Altre due probabili vittime di mobbing sono: le persone ansiose, insicure e permalose, che interpretano in maniera offensiva le critiche o le semplici battute, attirandosi le antipatie dei colleghi e sollecitando involontariamente le loro provocazioni; e le persone sfuggenti, evitanti, taciturne, con difficoltà a comunicare e che tendono a isolarsi: possono accendere nei colleghi il sospetto di essere disprezzati e quindi scatenare la loro aggressività in maniera tanto più violenta quanto più il mobbizzato cerca di sfuggire isolandosi o tacendo.
COME TUTELARSI E COSA PUO’ FARE LO PSICOLOGO
Lo psicologo può aiutare a imparare a riconoscere e a modificare quei comportamenti e quei tratti del carattere che possono predisporre a uno dei tre ruoli coinvolti nel mobbing: persecutore, vittima e simpatizzante del mobber.
Vittima: un percorso psicologico può essere utile per aumentare il proprio livello di autostima e diminuire gli atteggiamenti vittimistici. Può essere utile anche lavorare sulle capacità di comunicazione e di soluzione dei conflitti, in modo da riuscire a partecipare in maniera più attiva e produttiva alla vita lavorativa, superando la tendenza all’isolamento e alla passività. Ancora, è possibile lavorare per diminuire i livelli di ansia del mobbizzato, cercando nuove strategie di gestione dello stress.
Mobber: il vessatore può essere una persona talmente stressata e sovraccarica di responsabilità da sfogare la propria tensione sugli altri attraverso la persecuzione. Anche in questo caso, lo psicologo può aiutare il mobber a trovare soluzioni e strategie di gestione dello stress meno aggressive e più soddisfacenti. Il persecutore può anche trovare utile lavorare sull’accettazione dei propri limiti e delle critiche e su modalità di comunicazione con i colleghi più positive.
A livello aziendale possono risultare utili interventi di comunicazione efficace, promozione del benessere, informazione e formazione sul mobbing.
Bibliografia
  • Ege, H. (1996). Mobbing, Che cos’è il terrore psicologico sul posto di lavoro, Pitagora, Bologna.
  • Ege, H. (2001). Mobbing: conoscerlo per vincerlo, Franco Angeli, Milano.
  • Leymann, H. (1996). The Content and Development of Mobbing at Work, in Mobbing and Victimization at Work. European Journal of Work and Organizational Psychology, 5, 2.