Genogramma, la storia della famiglia

Il genogramma è una mappa familiare e rappresenta uno strumento che consente al terapeuta di riordinare i dati forniti dal paziente, formulare ipotesi e stabilire obiettivi terapeutici insieme al paziente.

Introdotto nella terapia familiare da Bowen, che ne ha tracciato le linee guida, il genogramma fornisce un’immagine della struttura familiare nel corso delle generazioni, e offre uno schema delle principali tappe del ciclo vitale familiare e dei movimenti emozionali ad esse associati. Bowen era solito analizzare le vicende della famiglia lungo più generazioni: “di numerose famiglie tracciai le storie lungo un arco di 100 anni o più. Sembrava che in tutte le famiglie esistessero gli identici modelli di base (…) il mio obiettivo era di ottenere informazioni concrete per poter comprendere le forze emotive in ciascuna famiglia nucleare, e risalii a quante più generazioni potei” (Bowen, 1973). È evidente, nel lavoro di Bowen, la ricerca dell’influenza delle generazioni precedenti sui membri delle famiglie che manifestavano direttamente il disagio.

Per tracciare il genogramma è necessario raccogliere informazioni sui nomi e le età di tutti i membri della famiglia, nonché sulle date dei trasferimenti, dei cambiamenti lavorativi, delle nascite, dei matrimoni, delle separazioni, dei divorzi, delle malattie, dei decessi e di ogni altro avvenimento che appaia significativo, lungo l’arco di almeno tre generazioni.

Potrebbe sembrare, da quanto detto, che il genogramma sia poco più di un albero genealogico. La caratteristica saliente che distingue il genogramma dall’albero genealogico è la narrazione degli eventi familiari che accompagna la costruzione del genogramma stesso.

La narrazione di sé crea percorsi di senso, e offre un importante contributo alla costruzione dell’identità individuale e sociale.

Il racconto di sé in terapia è uno strumento che consente di cogliere i vissuti emotivi e affettivi connessi con il nostro passato, dando agli eventi una nuova collocazione nella nostra mente.

La ricostruzione della propria storia personale permette una rielaborazione delle esperienze passate, crea nuove connessioni, offre la possibilità di esplorare episodi significativi della propria vita.

Il genogramma permette anche di confrontare gli stili di attaccamento che si sono susseguiti nelle generazioni; non solo: accanto alle caratteristiche delle prime esperienze di accudimento, possono trovare spazio anche elementi che riguardano cambiamenti sopravvenuti in epoche successive alla prima infanzia, inattesi e imprevisti, e che hanno comunque portato un elemento di discontinuità nella vita delle persone.

Questo strumento ci consente quindi di indagare tutti gli elementi che intervengono nell’interazione tra i membri di un sistema, come le rappresentazioni individuali sono costrette a mettesi in gioco, entrare in una dialettica con le visioni degli altri membri del sistema e con la cultura; per costruire con i pazienti il loro percorso, in cui i loro rapporti si sono modificati nel tempo, includendo ed escludendo personaggi e significati, modificando le rappresentazioni di partenza.

Con il processo di costruzione del genogramma troviamo l’equilibrio che il sistema ha raggiunto e come il sistema lo racconta.

Una conoscenza solida delle basi da cui proveniamo può essere utile per diventare più consapevoli di noi; diventare degli osservatori migliori delle relazioni in cui siamo immersi riduce la nostra reattività emotiva. Il genogramma può essere un utile strumento per riuscire in questo sforzo di diventare degli osservatori migliori: rivisitare la propria storia evolutiva può contribuire a favorire la differenziazione di sé dalla massa indifferenziata dell’io familiare (Bowen).

Il genogramma ci porta, quindi, lungo percorsi già conosciuti ma offre una preziosa occasione di rivedere quegli stessi percorsi con uno sguardo nuovo, alla ricerca delle nostre radici e del nostro posto nella storia familiare, permettendoci, di solito per la prima volta, di vederci dentro le relazioni familiari.